LA RICERCA DEL FUTURO PERDUTO

AgnelloViviamo in un momento storico dove l’equilibrio tra passato e futuro, tra tradizione e modernismo sembrano non riuscire a trovare una strada comune. Una situazione di precarietà e incertezza che si scontrano e creano in molti un senso di paura, sconforto, dubbio. La natura, in questi casi, può venire in soccorso, perché la capacità, come esseri umani, di adattarci all’ambiente esterno ha origine in un istinto comune a tutti i cuccioli di mammifero, quindi anche all’uomo. Ad esempio un agnellino, osserva, imita, gioca, si forma attraverso la curiosità e la sperimentazione, un bambino diventa adulto con le stesse basi istintive e, si spera, un adulto consapevole, giudicando cosa, in noi e nella società, può essere modificato, cosa sia giusto e sbagliato, cosa può essere cambiato in meglio.

La diffusione di internet è uno dei tanti esempi dove il cambiamento del nostro modo di vivere e comunicare sta rivoluzionando l’umanità e dove le culture trovano una nuova piattaforma di incontro e scontro. Un ciclo che la storia ci ha già proposto negli anni, un movimento perpetuo, un’evoluzione continua alla ricerca di una perfezione su un equilibrio dinamico, solo che avviene con una rapidità della quale non abbiano ancora preso coscienza fino in fondo. Un modo di vivere che si deve comunque basare su un valore comune, importante per tutti, quello di trovare (o ritrovare) l’essenza della vita.

Mi fa riflettere in questi giorni la discussione politica sulle unioni civili, a mio parere legittime anche tra sessi simili, ma di cui ho molti dubbi sulla promiscuità della famiglia e della sua figura, secondo me sacra e uno dei valori da preservare per mantenere l’equilibrio.

Mi fa tristezza vedere come la campagna sia oggi sempre depurtata e sfruttata senza rispetto. Apro le finestre e quello che vedo è un ambiente profondamente diverso da solo 16 anni fa. Una volta tra i campi coltivati la presenza di siepi, alberature e boschetti erano consuetudine, popolati da animali che aiutavano a mantenere vivo un ecosistema comunque precario per la presenza dell’uomo. Oggi assisto ad un disboscamento senza criterio solo per conquistare qualche metro da coltivare in più, per far spazio al passaggio di trattori sempre più grandi e inquinanti. Ma la vegetazione a bordo dei campi e delle strade deve – dovrebbe – essere rappresentato da una vera e propria foresta lineare utile all’uomo, alla natura e alla campagna, vero serbatoio di biodiversità.

Ancora una volta la Val Stirone, terra dalle mille risorse e tesori, viene lasciata in mano a chi, quella ricerca di equilibrio e di essenza della vita, non ha capacità culturali per apprezzarle e valutarle. E tutti tacciono e acconsentono….